Regali e cosmetica: come le app aiutano a fare acquisti consapevoli

Natale, come altre festività di questo periodo, è anticipato da una sfrenata corsa ai regali che spesso mostra il peggio del consumismo moderno. Eppure si stanno diffondendo degli strumenti che favoriscono la trasparenza sui prodotti che acquistiamo.

In questo periodo dell’anno la smania di acquisti è all’ordine del giorno. Tecnologia, abbigliamento, turismo e tempo libero sono tutte categorie prese in considerazione da chi si prepara a festeggiare al meglio Natale e Capodanno. La corsa ai regali chiama ognuno di noi a dover scovare quell’oggetto speciale che possa far colpo sul destinatario, o semplicemente quel “pensierino” che non ci metta in una condizione di imbarazzo per il resto delle feste.

Fra questi uno dei settori più contemplati dai consumatori è di certo quello della cosmesi. Creme, lozioni, detergenti e trucchi rappresentano una soluzione sempreverde per i doni natalizi, tanto che molte aziende del settore si dedicano ciclicamente alla realizzazione di intere linee di prodotto dedicate alle feste. Ma nella scelta del regalo giusto, quanti riescono distaccarsi dal consumismo natalizio per interrogarsi sulla genuinità del dono fatto?

All’interno di questa nube confusa di acquisti natalizi, un barlume di speranza proviene dal report Fjord 2018 secondo il quale i fatti politici economici degli ultimi anni stanno incidendo nelle scelte di acquisto quotidiane. Sempre più consumatori sono sensibili alle questioni etiche che coinvolgono la produzione e la vendita dei beni acquistati dalla grande distribuzione. Le aziende sono chiamate così a dichiarare la propria posizione, considerando l’impatto che le loro attività hanno nel contesto socio-ambientale. Questi valori rappresentano un elemento di distinzione anche a livello concorrenziale solo se sono condivisi anche dai consumatori a cui si rivolgono.

La domanda di mercato sta diventando sempre più consapevole sulle scelte di consumo fatte. Su internet è possibile accedere a migliaia di informazioni sui prodotti venduti, relativamente alle caratteristiche tecniche, alle modalità d’uso, alla composizione chimica e alle modalità di produzione e distribuzione. Questi dati permettono ai consumatori di orientarsi negli acquisti, considerando anche l’impatto ambientale e la sostenibilità dei prodotti. Ciò sta portando alla maturazione di una coscienza collettiva, per cui sempre più persone scelgono di consumare beni provenienti da produzioni sostenibili.

Uno degli esempi più evidenti verificatosi nell’ultimo ventennio è stato il boom del biologico nel settore alimentare. La crescita di questo comparto è continuata senza sosta, raggiungendo dei tassi superiori al 15%. Tale successo non rappresenta altro che una reazione della domanda ai continui scandali alimentari verificatisi nel settore negli ultimi vent’anni. La scelta di prodotti a chilometro zero e certificati biologici costituisce per i consumatori un ulteriore elemento di garanzia sull’origine e la qualità dei prodotti.

Certificazioni e app per la scelta dei cosmetici

Tale responsabilizzazione sulla sostenibilità delle scelte di acquisto ha coinvolto diversi settori merceologici, tra questi anche l’industria della cosmetica. Test sugli animali e sostanze tossiche o di poco chiari effetti collaterali presenti nelle composizioni non sono passate inosservate al mercato. Molti acquirenti hanno così cambiato le loro abitudini di consumo, orientandosi su prodotti meno impattanti sull’ambiente.

Nel settore della cosmetica i marchi di certificazione sono stati i primi elementi di differenziazione dei prodotti sostenibili. Uno dei più longevi e conosciuti in Europa è il marchio Ecolabel, realizzato nel 1992 dall’Unione Europea a verifica del regolamento comunitario. Ad oggi costituisce una certificazione che le aziende possono richiedere volontariamente, per attestare il ridotto impatto ambientale dei prodotti e dei servizi offerti, secondo i cannoni disposti dal regolamento CE n. 66/2010.

Oltre al marchio Ecolabel sono stati realizzati altri sistemi di certificazione, in particolare contro l’utilizzo di animali per la sperimentazione di nuovi prodotti. Nel 1996 l’etichetta di certificazione Leaping Bunny fu una delle prime iniziative private a permettere l’identificazione di cosmetici e medicinali realizzati senza test sugli animali. L’iniziativa fu ripresa da altre organizzazioni, tra cui PETA, che nell’ultimo anno ha trasformato la sua etichetta “Bunny Free” in un’app per il riconoscimento di prodotti che non sfruttano gli animali.

Ma PETA non è stata l’unica organizzazione ad aver sfruttato l’innovazione tecnologica per promuovere la sostenibilità ambientale. Nel corso degli ultimi anni altre organizzazioni hanno seguito le sue stesse orme, iniziando a pubblicare online delle liste di prodotti conformi ai canoni di sostenibilità. Altre invece hanno lanciato dei ranking di valutazione dei singoli brand, valutando una serie di comportamenti adottati dalle aziende nella catena di produzione e distribuzione del prodotto. L’uso del mobile ha poi contribuito a sdoganare la conoscenza di ogni singolo prodotto, consentendo ai consumatori di avere sempre più informazioni per gli acquisti, direttamente davanti allo scaffale del supermercato.

Sono nate così diverse applicazioni per il controllo e la valutazione dei prodotti venduti, spesso specializzate per categoria merceologica. Il settore della cosmetica non è stato escluso da questa iniziativa, anzi, grazie alle app sull’analisi chimica come Think dirty, Ingred e Clean Beauty. In tutti questi casi le applicazioni, oltre a individuare le sostanze potenzialmente nocive, ne forniscono un ranking di tossicità, dando delle spiegazioni sull’uso che ne viene fatto nell’industria cosmetica e sui possibili effetti dell’applicazione cutanea. Tuttavia, mentre Think Dirty funziona con il riconoscimento dei prodotti in base al codice a barre, le altre due fanno un’analisi diretta degli ingredienti fotografati. Tali modalità di funzionamento limitano l’uso di Think Dirty per i consumatori europei, considerando che il database dell’applicazione è finora aggiornato per la maggior parte con prodotti di origine canadese e statunitense.

Think Dirty, Ingred e Beauty Clean analizzano gli ingredienti dei cosmetici

Il lancio di queste app ha avuto delle reazioni negative da parte dei più importanti brand di mercato, che si sono sentiti accusati di vendere sostanze tossiche ai propri clienti. Considerato il successo di Think Dirty in America, Estee Lauder, Clarins, Procter & Gamble e L’Oreal si sono sentite in dovere di ribadire pubblicamente che i loro cosmetici hanno una composizione testata e quindi sicura per i consumatori. Hanno inoltre accusato Think Dirty di non aver alcuna competenza sulle composizioni chimiche dei prodotti e affermato che le sostanze ritenute tossiche sono presenti in quantità minima nelle formule realizzate.

Gli ingredienti classificati come nocivi dalle applicazioni sono infatti molto comuni nell’industria cosmetica, tanto da esser presenti in quasi tutti i prodotti da supermercato venduti. Ciò nonostante i responsabili di Think Dirty si sono difesi giustificando la loro attività come una valutazione oggettiva dei prodotti analizzati, basata su fonti molto attendibili, tra cui il report degli ingredienti chimici pubblicato dall’Unione Europea e le ricerche realizzate dalla Breast Cancer Prevention Partners per le sostanze utilizzate nell’industria cosmetica. Le proporzioni delle sostanze usate non sarebbero comunque interessanti per le valutazioni realizzate, considerando lo scopo di ricerca e studio che hanno queste applicazioni sugli ingredienti trattati.

Nonostante il dibattito si sia limitato a una discussione tra produttori e sviluppatori di app senza importanti ricadute mediatiche, la questione ha comunque colpito l’intera industria della cosmetica. Think Dirty, Ingred e Clean Beauty rappresentano solo una parte delle incessanti iniziative per la sensibilizzazione della domanda. Tali attività stanno iniziando ad avere degli effetti sulla domanda di mercato, per cui sempre più consumatori vogliono essere consapevoli dei prodotti acquistati. Ciò ha spinto molte aziende di settore all’autodeterminazione per lo sviluppo di linee di prodotto compatibili con le esigenze di questo nuovo segmento di mercato.

Goop, PurelyGreat, Aroma Zone e Officina Naturae sono alcuni esempi di brand sostenibili

L’industria della cosmetica, così come quelle dell’alimentare e della moda, sta assistendo alla radicalizzazione di una nuova coscienza di consumo, che tiene d’occhio l’impatto delle scelte fatte sull’ambiente di appartenenza. Lo sviluppo di nuove tecnologie ha contribuito a diffondere più strumenti per sensibilizzare i consumatori, come nei casi di Think Dirty, Ingred e Clean Beauty. Internet ha permesso ai consumatori di ottenere sempre più informazioni sulle lavorazioni e sulle materie prime usate nelle produzioni. Tale disponibilità conoscitiva sta continuando ad alimentare i bisogni di trasparenza della domanda. Ecco perché le aziende di oggi saranno sempre più interessate a ottenere delle certificazioni di sostenibilità, realizzare linee di prodotto dedicate e gestire campagne informative di trasparenza su quanto venduto, nel rispetto dei valori espressi dal un crescente numero di consumatori.

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