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Alimentazione ad alto impatto: progetti che cambiano la prospettiva

By 19 Giugno 2025Luglio 7th, 2025No Comments
Chatplanet

Non capita a tutti, ma se capita è un vero casino. Ti svegli, ti alzi e inizi a cercare tra articoli, programmi, video, progetti e non riesci a capire come unire i pezzi. Guardare, guardare ancora. Pensare. Cercare un’idea che non arriva per fare qualcosa di concreto, mentre la quotidianità scorre placida. Lampadina: ecco un’idea. Aspetti positivi e negativi, può essere qualcosa ma accantoniamo per il momento. Però senti una spinta dentro che ti dice di fare. Allora scriverne può essere già qualcosa. Ma scrivere di cosa? Di quello che si è guardato e ascoltato tra podcast, TV, Youtube e qualche cosa qua e là per provare a far vedere anche agli altri quei pezzi e, magari, metterli al loro posto assieme.

Tutto inizia dalla pancia.

Da sempre, l’Italia è considerata il paese del buon cibo: una cucina sana, gustosa e soprattutto consapevole. La convivialità intorno alla tavola è un simbolo riconosciuto, un momento condiviso che ci accompagna fin da piccoli. Ma nell’Italia del 2025, cosa mettiamo davvero nei nostri piatti? Secondo il rapporto 2024 dell’Italian Barometer Obesity, la situazione non è delle migliori: rispetto a vent’anni fa, sono circa 1,6 milioni in più le persone con obesità, per un totale che sfiora i 6 milioni. Molti giovani, molti adulti e un problema che si lega in maniera rilevante a un tema importante come quello della salute.

Illustrazione di Mitch Blunt

Malattie cardiovascolari, tumori, disturbi metabolici: la qualità della nostra alimentazione ha un impatto profondo sul nostro benessere. Eppure, nonostante l’amore per la cucina, i diversi studi in materia di nutrizione e la conosciutissima dieta mediterranea, a volte potrebbe sembrare di non riuscire proprio ad orientarsi o, peggio, nemmeno a sapere di cosa si sta parlando. Un paradosso curioso, visto che mangiamo almeno tre volte al giorno, tutti i giorni e che la nostra vita personale ruota attorno a ciò che siamo abituati a fare fin dalla nascita assieme ad altri bisogni primari: ovvero, ancora una volta, mangiare.

Ma possibile che una cosa così tanto importante sia scontata, e che essendo talmente scontata nella sua essenzialità appaia a tratti superficiale? Vita frenetica, cose da fare, bisogni soddisfatti, pochi clic sullo smartphone, disponibilità e abbondanza, piacere, soldi e assenza di pensiero. Le fragole a dicembre e quei nuggets cosa fossero prima, non ne ho proprio idea. Non si ha tempo di stare dietro a tutto e ciò ci allontana talvolta da scelte più riflettute non sapendo quanto queste, in realtà, influenzino il nostro equilibrio fisico ed emotivo.

Per questo si parla sempre più spesso di una vera e propria “cultura della pancia”: un nuovo modo di pensare all’alimentazione, che parte dall’ascolto del nostro corpo e, in particolare, di un organo spesso trascurato ma fondamentale come l’intestino. Il documentario “Hack Your Health: The Secrets of Your Gut” propone un’interessante panoramica su questo tema, offrendo uno sguardo approfondito sul microbiota e sul suo ruolo chiave nella cura di sé e nel mantenimento del benessere grazie alle proprie scelte alimentari.

Spinte gentili con la forza delle parole.

Sotto sotto, comunque (e per fortuna) qualcosa si muove.
Complice la presenza sempre più capillare dei canali digitali e una crescente sensibilità verso scelte alimentari diverse dall’ordinario, iniziano a farsi sentire delle vere e proprie voci fuori dal coro sul tema dell’alimentazione.

Una di queste è la dottoressa Silvia Goggi. Medico nutrizionista, da anni promuove attraverso i suoi libri l’importanza di un’alimentazione vegetale, raccontandone benefici e impatto positivo su salute e ambiente. Ma non è tutto: con il podcast “Un pasto alla volta” contribuisce a diffondere una cultura smart attorno alle scelte alimentari quotidiane, con l’obiettivo di renderle più semplici, accessibili ma soprattutto sempre ricche di gusto.

CatturaE poi c’è Planter, un progetto nato insieme a Carlotta Perego – meglio conosciuta come Cucina Botanica – e Simone Secchi. Che cos’è Planter? Si tratta di un piano alimentare veg personalizzato in base alle esigenze di ogni persona e disponibile direttamente sullo smartphone per passare dalla teoria delle ricette alla pratica del piatto, e portare ogni giorno un po’ più di consapevolezza sulla tavola.

Parlando sempre di podcast, direttamente dalla squadra radiofonica di Deejay Training Center, in “Buono a sapersi” Elena Casiraghi, esperta di nutrizione, e Alessandra Patitucci, sportiva della domenica, offrono consigli concreti e spunti interessanti per costruire (e mantenere) uno stile di vita sano, esplorando con leggerezza e competenza il rapporto tra alimentazione e benessere.

Dalle diete ai superfood, dai regimi pensati per vivere fino a cent’anni ai benefici dello sport: ogni episodio è un’occasione per scoprire qualcosa in più su come funziona davvero il nostro corpo. Il tutto con un mix perfetto di contenuti utili e leggerezza che rende il sapere non solo accessibile, ma anche piacevole da ascoltare.

Falafel caldi e cultura al tavolo.

Ma quello che ruota attorno al cibo, è davvero “solo” un tema di salute?
Esistono due legami tra cibo e ambiente: il secondo dà vita al primo mentre il primo si ripercuote sistematicamente sul secondo. Una correlazione a esaurimento scorte dell’ambiente per avere sempre e costantemente più cibo, supermercati, ristoranti, fast food con annesso consumo di alimenti, plastica, suolo, energia. Le azioni hanno come risultato matematico un impatto che merita di essere raccontato.

maialini

Il programma televisivo “Indovina chi viene a cena” lo fa indagando sulle sfide dei modelli alimentari sostenibili, il benessere animale e come tutto quello che ruoti attorno alla tavola e non solo, sia in realtà molto più di quello che immaginiamo. Dalle api al loro avvelenamento da pesticidi, fino agli studi internazionali per sostituirle (in caso di una loro dipartita definitiva), dal cambiamento dei cereali al sorgere di sensibilità alimentari sempre più frequenti, fino al feroce e ingiustificato trattamento degli animali e dell’ambiente. Storie per creare cultura, difficili da sostenere perché forse troppo forti da fare nostre.

eat

Ne parla anche Silvia Lazzaris nella docuserie “What We Eat” di Will, un viaggio per scoprire com’è cambiato il cibo negli ultimi cento anni, con l’obiettivo di analizzare i diversi livelli di responsabilità di chi opera nel settore alimentare, per tracciare un punto di partenza verso un vero cambiamento. Ma che genere di cambiamento? Ripartire dal cibo per costruire una società in cui scegliere le opzioni migliori per ognuno, con lo scopo di generare una ricchezza condivisa e per tutti, ambiente e animali in prima linea. Sembra impossibile ma sono tante invece le strade da poter percorrere.

Studio, pensiero e piccoli grandi passi.

Dare ascolto alla propria pancia è spesso la scelta giusta. Si parla ancora di cibo sì, ma anche di idee che, con il giusto coraggio, sanno trasformarsi in azioni e poi diventare progetti. Progetti come Koalisation, che dall’idea di realizzare un vero impatto sull’ambiente, agendo verso il problema del dirty cooking e della deforestazione continua in Africa, più precisamente nel territorio dello Zambia, ha messo a frutto ciò che prima poteva essere solo un’intuizione: agire sulle abitudini causa del problema piuttosto che combattere il problema in superficie.

koala

Un approccio inusuale e nemmeno così semplice da pensare, ma che quando viene adottato sa smuovere le cose per davvero. In questo caso è successo grazie a dei semplici forni – che poi tanto semplici non sono – grazie ai quali realizzare l’idea di cambiare lentamente il modo di cucinare tradizionale delle persone, con l’obiettivo di utilizzare meno carbone rispetto ai forni classici e combattere il grande problema della deforestazione nel paese. Aria più pulita, meno malattie derivanti dal respiro di sostanze tossiche ma soprattutto maggiore cooperazione e comunità. E non solo. Più cultura sull’importanza del rispetto dell’ambiente, valorizzazione delle competenze delle persone e generazione di ricchezza per tutti.

A volte sembra impossibile da immaginare, non si sa da dove partire e si crede che per fare grandi passi serva avere risorse di cui mai si potrebbe disporre. Forse, invece, la realtà è che bisognerebbe crederci tanto e agire verso quella certezza che ci dice che cambiare le cose è possibile, che fare del bene è una strada senza divieti di accesso. Scriverne, parlarne, ascoltare, capire e provarci, qualunque siano le opzioni possibili è sempre qualcosa di buono verso un cambiamento migliore.

Veronica Compagnin

Marketer per professione e per passione, appassionata di interior design, dei mercatini dell'antiquariato della domenica e delle storie degli altri. Una passeggiata insieme al mio quattro zampe un un caffè sono il mio mantra quotidiano.

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