Italia e eSport: intervista a ReidGG

Il mondo dei videogiochi non può più essere definito come un semplice hobby: si è evoluto in un vero e proprio business, in cui gli utenti si trasformano in giocatori professionisti o in creatori di contenuti d’intrattenimento. Ne avevamo già parlato qui.

Grazie ai cosiddetti gamers, ragazzi appassionati di questi mondi virtuali, in questi ultimi anni sono nate ancora più realtà che sviluppano e sostengono il settore in questione.
Tra le varie tipologie, due sono quelle principali: i team e le org. I team possono essere considerati come delle vere e proprie società sportive che sostengono i player attraverso strutture e staff tecnici specializzati. Le org, al contrario, hanno più uno stampo manageriale e si concentrano maggiormente sulla gestione delle squadre o sull’organizzazione di eventi e tornei.

Al giorno d’oggi, i videogiochi non possono più essere considerati come un passatempo inutile. Purtroppo però, qui in Italia sembra non essere ancora ben chiaro il valore delle competizioni videoludiche che si è sviluppato negli ultimi anni, sia da un punto di vista mediatico sia per la loro portata economica.

Per capire la grandezza di tali manifestazioni, basta pensare al costo del biglietto per le finali dei Mondiali 2019 di League of Legends (gioco di spicco nel mondo dei videogiochi competitivi): un biglietto per partecipare al torneo dal vivo costava tra i 40 e gli 80 euro.
Per chi non conosce o non fa parte di questo mondo, potrebbero sembrare prezzi esagerati, ma in fin dei conti si tratta di uno spettacolo vero e proprio, come una finale di Champions League o di NBA. Vedere per credere.

eSport in Quarantena

In questo momento storico, molti potrebbero credere che gli addetti ai lavori del settore videoludico, in particolare l’intrattenimento e l’aspetto competitivo che da essi derivano, stiano vivendo il loro miglior momento, in termini di business.

Ma non è del tutto vero.

Se da un lato la permanenza forzata in casa ha spinto molti ad aumentare le spese destinate a console e videogiochi o a dedicare più tempo alla visione di contenuti legati a essi, allo stesso tempo gli eSport hanno subito un rallentamento a causa dell’impossibilità di organizzare eventi live.
Potrà sembrare un forte paradosso, ma le competizioni in LAN (Local Area Network), vale a dire in presenza fisica nello stesso luogo, sono i momenti in cui i tornei hanno più visibilità mediatica e il maggior ritorno economico, grazie alle varie sponsorizzazioni e ai biglietti venduti.
Nella maggior parte dei casi, infatti, nelle finali di competizioni internazionali, gli appassionati di eSport, hanno la possibilità di vedere tutti i più forti proplayers del mondo insieme, senza filtri e di osservare da vicino le loro tecniche.

Per approfondire alcuni aspetti interessanti del gaming competitivo, ci siamo rivolti a ReidGG, al secolo Alessandro “Reidd”, Professional Player e Content Creator.
Alessandro, tra una diretta e l’altra su Twitch, ha risposto ad alcune nostre domande, utili a comprendere il fascino di questo mondo.

Dopo una prima fase di saluti, siamo subito passati al fulcro del discorso.

Ciao Alessandro! Essendo tu una figura interna agli eSport, come vedi il presente e il futuro di questo settore?
“A livello internazionale il competitive videoludico è già ben avviato. Si è sviluppato molto negli ultimi anni, sia come business che come community. I team sono ben strutturati e le società apposite coinvolgono molti collaboratori al loro interno, rappresentando tra l’altro una fonte economica importante per molte famiglie. Per quanto riguarda i giocatori, sono considerati delle vere e proprie star dagli appassionati del settore. I più forti vengono pagati anche 10-15.000 euro e ciò dovrebbe far capire cosa rappresentano da un punto di vista mediatico per le organizzazioni che li assumono.”

L’Italia come si posiziona da questo punto di vista?
“Noi purtroppo siamo ancora indietro. Nel nostro paese i videogiochi vengono considerati ancora come un semplice hobby, se non una perdita di tempo, dalla maggior parte delle persone.
Stiamo iniziando a evolverci da questo punto di vista e la formazione di team e agenzie dedicate ne è una prova. Essendo un’attività più mentale che fisica, non viene ancora vista come uno sport vero e proprio. Nel momento in cui riusciremo a cambiare mentalità, comprendendo le potenzialità sia economiche che ludiche degli eSport, allora potremo fare il salto di qualità necessario.”

Perciò l’unica cosa che manca agli Italiani è la mentalità?
“C’è da fare una premessa: l’Italia è un paese vecchio dal punto di vista dei videogames. Pochi passano il proprio tempo giocandoci e ancora pochi si interessano alle dinamiche degli eSport.
Per iniziare a sfruttare veramente le possibilità offerte da questo settore, ci vuole un cambio generazionale e un’accelerazione di investimenti, che portino a una crescita esponenziale delle competizioni e dunque del mercato che le comprende.”

Cosa dobbiamo migliorare, secondo te, per fare questo salto?
“Le cose che devono cambiare secondo me sono due: il gaming deve diventare più accessibile a livello economico e i videogiochi non devono essere considerati un passatempo futile.
I ragazzini con un talento non devono essere limitati, bensì incoraggiati. Certamente non devono rinunciare ad aspetti importanti come la scuola e le attività sportive, ma dal momento che emerge una capacità sopra la media va coltivata e non repressa. Nel momento in cui i genitori capiranno che dietro ai videogiochi ci sono enormi possibilità di guadagno, allora inizieranno a considerare una carriera in questa direzione come un futuro roseo e remunerativo per i propri figli.”

Grazie Alessandro per il tuo tempo e buona continuazione! 🙂

Da quello che si può notare, questo trend racconta un’evoluzione importante degli eSport, che arriva oggigiorno ad avere eventi live con migliaia di persone paganti, professional players e team tecnici pagati adeguatamente e sponsorizzazioni con budget esorbitanti.

Ormai è chiaro che questo ambito ha una potenzialità enorme e non sfruttare le possibilità derivanti da questo settore non solo rappresenterebbe un fallimento dal punto di vista socio-culturale, ma significherebbe soprattutto una perdita economica.

Tutto ciò all’estero è già realtà: l’Italia quanto ci metterà a capirlo?

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