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Dal NES al NES: 60 anni di videogiochi in una breve storia

da 28 Settembre 2016Novembre 24th, 2016Nessun commento
Attingendo molto, nella sua storia, dai giochi da tavolo, il videogame è una forma di intrattenimento che ha subìto un’evoluzione coerente con i periodi storici in cui era inserito: nato come strumento per pochissimi, può essere oggi considerato parte integrante delle nostre vite, e influencer molto spesso di culture e movimenti.

Più che un’analisi fine a se stessa sulla storia del videogioco, questo articolo vuole porsi come un racconto, una passeggiata con un amico che racconta una storia, sulla riva di un fiume, calciando qualche sasso in acqua di tanto in tanto.

La storia sarà suddivisa per decenni, e per ognuno di questi è stata scelta una canzone: ascoltarla nella lettura può essere utile a sintonizzare il mood, portandolo il più vicino possibile a quello di quello specifico decennio, dal momento che ogni passo nell’evoluzione dei videogames rispecchia alla perfezione il periodo storico in cui è inserito. 

Anni ’50: OXO, il primo videogioco della storia

La storia inizia in un mondo che ha appena conosciuto la Seconda Guerra Mondiale. Gli Stati si stanno leccando le ferite, si stanno tirando le somme su cosa sarà della seconda metà del secolo, sperando che il periodo di pace duri più dei 21 anni che hanno separato i due conflitti mondiali.

Le persone tornano a vivere momenti sereni, la scienza e la tecnologia cavalcano l’entusiasmo di questa nuova era, e lo svago, da lusso che era, inizia a diventare una necessità. Negli anni ’40 era già stato creato un prototipo preistorico di videogioco: lo schermo era un radar, come in guerra, e lo scopo era lanciare dei missili contro dei bersagli adesivi, come in guerra. L’influenza del conflitto era evidentemente ancora fortissima, ma era altrettanto forte la volontà di distaccarvisi, una damnatio memoriae impossibile, ma inseguita.

Nel 1952 nasce a Cambridge “OXO”, quello che si può definire il primo videogioco della storia. Funzionava su tubo catodico, ed era una simulazione del gioco del tris, giocato contro l’intelligenza artificiale. Il distacco è netto: si passa dalla guerra al gioco da tavolo più classico.

Di 6 anni più tardi è la comparsa di “Tennis for Two”, un gioco dal nome più che esplicativo. Con una prospettiva laterale rispetto al campo e un joystick per comandare i giocatori, questo gioco nacque come multiplayer per due giocatori, e tramite un algoritmo specifico riusciva addirittura a simulare la forza di gravità.

Anni ’60: i primi antenati delle console

Negli anni ’60, il boom economico è ormai consolidato. Come insegna la storia, fu un decennio di grandi cambiamenti, specie nella sua seconda metà, che interessarono molta parte della cultura mondiale, dalla politica, alla sociologia, alla musica. Anche i videogames risentirono di questa ventata di cambiamento, trovando un’inaspettata diffusione grazie a “Spacewar!”, videogioco di paternità a stelle e strisce che, come spesso accade, nacque come insieme di casualità e ingegno.

spacewar videogame 1962

Steve Russel, il creatore di “Spacewar!”, era insegnante all’MIT di Boston. Una sera, programmando un’applicazione matematica con l’ausilio di uno dei primi computer, si accorse che una specifica funzione matematica formava delle complicate traiettorie ellittiche. Lavorò su quell’intuizione per 3 mesi, alla fine dei quali la prima versione di “Spacewar!” venne alla luce.

Con un gameplay semplicissimo (astronavi che devono distruggersi a vicenda) e pensato ancora una volta per un gioco multiplayer (inserire un’intelligenza artificiale non era affatto banale), venne inserito in tutti i computer DEC in vendita sul mercato, dando il via alla diffusione capillare dei videogiochi, che determinò anche l’accelerazione nello sviluppo degli stessi.

L’attenzione di molti scienziati infatti si riversò su questo moderno strumento di intrattenimento, dando vita prima al primo videogame visibile in tv (“Bucket filling game”), poi a quella che può essere considerata l’antenata delle console: Brown Box.

Anni ’70: PONG e la nascita dell’arcade

Tecnologicamente parlando, gli anni ’70 furono il decennio che ci proiettò molto rapidamente verso il mondo tecnologico per come lo conosciamo oggi. Sebbene la spedizione sulla luna sia formalmente degli anni ’60, da lì in avanti fu un crescendo di innovazione, in ogni settore: la televisione iniziava ad entrare nelle case; i computer iniziavano a diventare meno simili ad astronavi e più simili ad aggeggi accessibili, nascono i microprocessori e i personal computer (Commodore PET è del 1977); anche la musica iniziava ad uscire nelle strade: nel 1979, Sony creò il Walkman.

Sull’onda lunga del progresso, anche il settore videoludico svoltò, con la nascita di un format: l’arcade. È agli anni ’70 che dobbiamo la nascita dei cabinati, che popolarono le sale giochi per decenni e che ancora oggi strappano un sorriso e qualche centesimo ai più nostalgici, quando li si incontra in qualche bar troppo affezionato per disfarsene. Titoli come “Space Invaders”, “Asteroids” e “Pac-man” nascono in questo decennio, quando entrano nella cultura popolare per non uscirci mai più.

pong videogame retro

Il primo videogioco tuttavia che si possa definire di massa fu indiscutibilmente PONG. Gameplay semplicissimo (due barrette come racchette e un punto come palla), che tuttavia stregò milioni di persone in tutto il mondo, contribuendo dopo “Spacewar!” alla diffusione e all’esplosione del mercato dei videogames, facendo poi l’esordio nel 1975 in una console domestica.

Anni ’80: Nintendo vs SEGA

Decennio d’oro sotto molti aspetti, risalgono agli anni ’80 molti degli elementi che permeano la nostra cultura odierna: musicale (Michael Jackson conosce il successo con “Thriller” e “Bad”), cinematografico (la computer grafica fa capolino in più di qualche scena, e registi come Lucas, Spielberg e Cameron danno lustro ad un cinema americano prima decisamente in crisi) e, manco a dirlo, tecnologico. I personal computer sono di pubblico dominio, Apple e IBM si spartiscono il mercato, e Windows si intromette nel mercato a metà decennio con Windows 1.0.

Parlando di videogames, sono due i grandi nomi del decennio: Sega Master System e (soprattutto) Nintendo NES, entrambe console a 8 bit. La prima, console che doveva succedere nelle intenzioni ad altre due creazioni SEGA, non ebbe il successo sperato, e la colpa fu proprio della seconda.

Inizialmente, la console Nintendo doveva essere venduta in partnership con Atari, a cui avrebbero venduto i diritti di console e giochi: a causa di alcune controversie, Nintendo si ritrovò a dover commercializzare la console autonomamente. La circostanza fu fortunata, perché il NES fu una vera killer application nel mercato dei videogiochi (quando fu dismessa, nel 1995, le vendite avevano toccato quota 61 milioni di unità).

evoluzione videogames super mario bros

Nello stesso anno, il mondo conobbe un simpatico idraulico con la salopette e il cappello rosso: Super Mario fece infatti la prima comparsa come protagonista di un videogioco (“Super Mario Bros”), e non come spalla, com’era stato per il titolo “Donkey Kong”.

Menzione speciale, negli anni ’80, la merita “Tetris”: frutto dell’invenzione di un russo appassionato di giochi da tavolo, dopo molte vicissitudini in merito ai diritti (che coinvolsero anche il governo russo) conobbe la popolarità grazie al bundle con Game Boy, la prima console di videogiochi portatile di casa Nintendo.

Anni ’90, parte 1: Nintendo vs SEGA (ancora)

Crollato il Muro di Berlino, il mondo sembra respirare a pieni polmoni aria di libertà. La guerra fredda è finita, il mondo sembra ora più che mai privo di briglie e tutto può fiorire, come prima e più di prima. Nascono le situation comedy Friends e Beverly Hills 902010, nascono i Simpson e moltissime delle icone della cultura pop che ancora oggi sono presenti nel panorama dell’intrattenimento mondiale.

Quando sembrava che gli 8 bit fossero la massima espressione tecnologica, avendo dato vita a giochi sempre più complessi e sempre più coinvolgenti, il divertimento raddoppia: i bit diventano 16, le console di ultima generazione si chiamano SEGA Mega Drive e Super Nintendo.

La battaglia tra le due console è accesissima: Super Nintendo fa leva sulla base di utenti, su un Super Mario ormai entrato nel cuore dei videogiocatori, sui titoli disponibili, che sono tanti e crescono a ritmi frenetici; SEGA Mega Drive da parte sua gioca la partita sull’hardware, superiore a quello di Nintendo specie per quanto concerne la velocità di calcolo. Questo permette a SEGA di creare un gioco che diventerà un cult per gli appassionati: “Sonic: The Hedgehog”, che ben presto verrà premiato come videogioco più veloce della storia e che sull’hardware inferiore di Nintendo non avrebbe mai potuto girare.

sonic sega

Per due anni, SEGA batte Nintendo sul mercato, scalzandolo dal ruolo di leader di mercato per la prima volta nell’arco degli ultimi sei anni. Complice la crescita del team di sviluppatori della casa di Super Mario, tuttavia, la superiorità di Nintendo non tarda a riemergere, relegando SEGA Mega Drive e i suoi successori a timidi spettatori di un mercato che la faceva quasi completamente da padrona.

Anni ’90, parte 2: arriva Playstation, la cannibale

Con gli anni 2000 alle porte, il mondo dell’hi-tech bypassa la fase a 32 bit (o meglio, la attraversa senza tuttavia lasciare impronte degne di nota) per approdare con maestosa roboanza alla fase delle console domestiche a 64 bit. Se SEGA ci riprovò con Saturn, e Nintendo sfornò il Nintendo 64, il competitor che letteralmente cannibalizzò il mercato fu Sony, con l’introduzione della nuovissima Playstation.

Guardando i dati relativi alle vendite totali delle console al momento della loro dismissione, sembrerebbe quasi superfluo parlare delle concorrenti: mentre Saturn non arriva ai 18 milioni di unità vendute e Nintendo 64 si attesta sui 33 milioni, Playstation vanta 102.49 milioni di console vendute, con il dato al 31 marzo 2007. I motivi del successo sono molteplici:

  • l’utilizzo del CD come supporto per i giochi, che consentiva tra l’altro la riproduzione di cd musicali sulla console;
  • la vastità enorme di titoli ed esclusive;
  • le prestazioni, che consentivano una resa migliore delle grafiche 3D;
  • da ultimo e un po’ a sorpresa, molte delle fortune di Playstation furono collegate al fatto che una semplicissima e poco costosa modifica hardware consentisse di giocare con giochi masterizzati.

Anche N64 da parte sua fu una scossa per il mercato: il joypad era diverso da quelli classici, con una forma e uno stick decisamente innovativi; i titoli catturavano gli affezionati, con Mario 64 titolo più venduto della piattaforma.

pokemon rosso red intro

Gli anni ’90 furono anche il decennio di nascita dei Pokémon: il creatore trasse ispirazione dal Game Boy per la creazione dei “pocket monsters”, e Nintendo acquisì i diritti di esclusiva sul franchise, sfornando giochi per console portatili (“Pokémon Rosso/Blu”) e casalinghe (“Pokémon Stadium” per N64) e cavalcando un’onda che ancora oggi coinvolge milioni di ragazzini in tutto il mondo.

Anni ’00: Playstation non si ferma più!

Posto che le attese sull’anno 2000, fatte di macchine volanti e robot lavoratori, furono decisamente disattese, e dopo che lo spauracchio “millennium bug” divenne solo una storia divertente da tramandare ai posteri, gli anni 2000 sancirono la definitiva consacrazione del videogioco come mezzo di intrattenimento accessibile a chiunque, non più solo di nicchia come negli ’80, non più limitato nei mezzi come nei ’90: i progressi in campo hardware e software permettevano di sognare, e di porre come unico limite l’immaginazione degli sviluppatori.

I player sono sempre gli stessi: Sony lancia Playstation 2 che – spoiler – vincerà a mani bassissime la gara con le console concorrenti; Nintendo ci prova con Gamecube, rivoluzionando per l’ennesima volta controller e supporto di gioco (e approdando per la prima volta ad un supporto visivamente simile ai CD) e facendo leva su titoli ed esclusive ormai consolidate, come Pokémon e l’onnipresente Super Mario, che per la seconda volta dopo “Mario is missing” per NES lascerà spazio al fratello Luigi in un videogioco interamente dedicato a lui (“Luigi’s Mansion”); SEGA vede in Dreamcast il canto del cigno, console partita con ottime premesse ma che non ha saputo reggere il confronto con i concorrenti.

fifa vs pes

Nota di costume: con gli anni 2000 inizia il dualismo calcistico tra i titoli FIFA di EA Sports e Pro Evolution Soccer di Konami, che a colpi di soundtrack, motore di gioco ed esclusive su squadre e campionati ancora oggi si contendono il mercato dei videogiocatori calciofili.

Tempi moderni: l’oceano blu chiamato Wii

Se sembra pleonastico spendere parole per descrivere la società in cui tutti viviamo, oltre che per console notissime ai più come Playstation 3 e 4, Xbox 360 e One, che altro non sono che innovazioni (più o meno) incrementali di qualcosa di già esistente, merita una menzione Nintendo Wii, console che prende le distanze dall’intrattenimento da salotto come il mondo lo conosceva dai primi ’90, per proporre qualcosa di nuovo e assolutamente mai visto. Il divano smette di essere la base del videogiocatore: si gioca molto spesso in piedi, con un controller wireless che ripropone a schermo i movimenti compiuti fisicamente dal giocatore.

Nintendo decide quindi di concentrarsi su una base di giocatori diversa da quella dei pc-game, di Xbox e di Playstation, più familiare e basilare, meno geek e appassionata di titoli impegnativi e con trame complesse. Su Wii ci sono anche quelli, ma fanno da contorno alla sconfinata rosa di giochi “leggeri” sfornati da Nintendo, giochi da giocare in compagnia, alle feste, a Natale con tutta la famiglia e in generale che attengono più al divertimento puro che al coinvolgimento: molto spesso non ci sono trame di cui innamorarsi (se non la classica Principessa Peach che viene per l’ennesima volta rapita dal perfido Bowser) o quest interminabili da portare a termine, è più probabile imbattersi in mini giochi, o in giochi platform rivisti in chiave moderna.

WII players

La scelta operata da Nintendo è a conti fatti una scelta coraggiosa, perché ciò si traduce nella rinuncia a una fetta di videogiocatori che spende tendenzialmente di più, è più affezionata e, diciamocelo, è decisamente più ampia rispetto alla controparte; tuttavia segna una volontà precisa da parte della casa giapponese, che probabilmente ha trovato la formula per rimanere nel mercato senza dover per forza competere sul piano dell’hardware contro competitor decisamente agguerriti e, arrivati al 2016, con più esperienza sul campo.

Dal ritorno al futuro

Per quanto riguarda il futuro del mercato videoludico, il sentiero sembra tracciato: le strade che verranno percorse saranno presumibilmente tre:

  • Realismo, ancor più di ora: giochi sempre più definiti, trame sempre più intricate e coinvolgimento dato non solo da immagini che difficilmente si distinguono da un film, ma anche da storie dall’altissimo livello di immedesimazione;
  • Realtà aumentata e virtuale: personalmente ci credo poco, ma sembra che molto del mercato vada verso la direzione del realismo virtuale, visori che portano il giocatore dentro l’azione, estraniandolo letteralmente dall’ambiente circostante. Finché la soluzione sarà così invasiva, è molto probabile che resterà un gadget per geek ancora legati all’idea del 2000 che si aveva negli anni ‘90;
  • Mobile: nonostante molti “no” in passato, anche Nintendo ha ceduto al mobile, annunciando al recente keynote Apple una partnership con Cupertino per il lancio di “Super Mario Run”, primo titolo in assoluto targato Nintendo e presente in un app store. Il recente successo di Pokémon Go, seppure con qualche ridimensionamento negli ultimi tempi, ha definitivamente certificato l’importanza di questo mezzo per l’intrattenimento videoludico futuro.

Menzione particolare infine per il movimento indie e per la corrente nostalgica che, come ogni ambito nel recente passato, influenza anche i videogames. 

L’ondata indie, da qualche tempo a questa parte, sta letteralmente spopolando nella comunità di videogiocatori, sfornando titoli come Stardew Valley, campione d’incassi e capace di raccogliere una media di 10/10 su Steam in quasi 30 mila recensioni.

NES 2016

D’altra parte, la corrente nostalgica trova la sua massima espressione nella decisione di Nintendo di rispolverare il NES, in una versione moderna dotata di uscita HDMI e con 30 giochi cult precaricati al suo interno. Una decisione da parte di un’azienda che più di ogni altra ha deciso di cavalcare questa ondata di nostalgia e ritorno al passato, passato che essa stessa ha contribuito a rendere magico.

Le nuove generazioni meritano di conoscere le pietre miliari della storia dei videogames, e riproporle sul mercato svecchiate sembra essere una soluzione che mette d’accordo tutti. Con la speranza, prima o poi, che ripropongano anche un Game Boy, magari in versione USB, per evitare che si ripetano scene come questa.

È stato un bel viaggio nella storia, vero? Ma con i videogiochi e con Nintendo non è finita qua. Il MARKETERs Festival sta arrivando! Appuntamento il 26 Novembre a Villa Fiorita (TV). Se vuoi rimanere aggiornato su questo argomento visita il sito del MARKETERs Festival! Altrimenti, se desideri ricevere in anteprima qualche spoilerata ed essere davvero sul pezzo, iscriviti alla newsletter!

MARKETERs Festival

Andrea Sartorello

26 anni, laureato in Marketing e comunicazione. Appassionato di sport, tecnologia e anni '90. Polemico quanto basta.

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