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LAB: Treviso invasa da mattoncini LEGO

da 28 Gennaio 2016Febbraio 25th, 2016Nessun commento
Immaginate di trovarvi in centro a Treviso, di poter entrare in una piccola chiesa ed essere catapultati in una città di LEGO. Non è un sogno, ma realtà grazie a LAB – Litterally Addicted to Bricks e al suo fondatore, Wilmer Archiutti, che ha accettato insieme a Giuliamaria Dotto, organizzatrice di eventi, di raccontarci le mostre a tema LEGO che hanno accompagnato le vacanze natalizie: “CITY BOOMING” a Treviso e “STAR WARS IS BACK” a Mestre.

lab logoLAB, ovvero Litterally Addicted to Bricks, è la start-up trevigiana che da un anno a questa parte organizza mostre interamente costruite con i LEGO. Nasce dall’idea di Wilmer Archiutti, appassionato e collezionista di LEGO, che un anno fa ha deciso di mettere a disposizione di tutti la propria collezione. Non lo fa mettendo in mostra i singoli set: decide di creare la sua città di mattoncini, da cui prende vita l’esposizione CITY BOOMING. Stiamo parlando di una città di circa 40 metri quadri costruita interamente di bricks e cosparsa di supereroi.

Se siete stati a Treviso durante le vacanze, è difficile che non abbiate visto i totem pubblicitari che promuovevano la mostra. Io ne sono stata subito colpita e ho cominciato a fare qualche ricerca su internet: da qui è nata l’idea di raccontarvi la storia di LEGO (Il segreto di LEGO? Una vita di creatività) e la curiosità per gli organizzatori di questa esposizione, che non hanno esitato ad accettare la mia richiesta di un colloquio per condividere la loro esperienza.

La città di mattoncini

L’intervista è stata svolta proprio nella chiesa in cui è ambientata questa mostra, San Gregorio a Treviso. Sono andata un po’ prima rispetto all’orario fissato per avere l’occasione di vedere con i miei occhi la città e gustarmi ogni piccolo dettaglio. E non sono stata affatto delusa, anzi.

Una particolarità che si nota non appena si entra nella sala è l’altezza a cui è posizionato la città: 50 cm da terra per permettere anche ai bambini, che sono la parte di pubblico più rilevante, di vedere bene. Non solo, in questo modo il bimbo, a differenza dell’adulto, “ha un punto di vista per cui se ti inchini/abbassi diventi LEGO, perché ti sembra quasi di viverla internamente, di essere una delle minifigures”. Per questo motivo il personale in sala invita i suoi visitatori adulti ad abbassarsi e guardare la città dall’altezza di un bimbo. Hanno consigliato di farlo anche a me ed effettivamente la prospettiva cambia parecchio.

lego minifigures

L’attenzione poi si sposta sulla moltitudine di soggetti e scene che si possono trovare nella città: dalla ruota panoramica all’ospedale, dal cinema alla zona residenziale, dalla montagna al fondale marino. Come mi spiega lo staff in sala e mi conferma anche poi Wilmer, l’intera esposizione è un mix tra alcuni soggetti set proposti da LEGO, altri modificati e ampliati rispetto all’originale e altri ancora completamente creati da loro. Tutto questo ha lo scopo, come ci ha rivelato il fondatore, di dare degli spunti ai bimbi, invogliandoli a sviluppare in piccolo la loro idea unendo più scatole di LEGO nelle loro camerette (alcuni di loro lo fanno già) e di invitare i visitatori a valutare come con i medesimi pezzi utilizzati in modo diverso si possano ottenere dei risultati non così scontati.

Già la città così sembra estesa e completa, ma in realtà non lo è. Parlando con il team in sala, gentilissimo e molto disponibile, ho scoperto che la mostra è stata realizzata infatti al 90%, perché non ci stava intera all’interno della chiesa. Mancano dei pezzi principalmente cittadini, che includono altri edifici, un grand hotel, la stazione dei treni e la spiaggia. Inoltre i ragazzi fanno notare che le stanze all’interno degli edifici sono (quasi) tutte completamente arredate e spostano la mia attenzione sullo schermo che mostra ininterrottamente gli interni degli edifici.

Quando arriva Wilmer Archiutti ci spostiamo per l’intervista in un punto più tranquillo della piccola chiesa, vicino all’ingresso, dove vengono fatte anche le riparazioni e manutenzioni ai pezzi delle esposizioni. Costante in sottofondo è il vociare entusiastico che arriva dalla sala della mostra e il colloquio è interrotto solo dalla “deformazione professionale” di Wilmer che, da bravo mago delle LEGO, “ha sempre un pezzo di LEGO in tasca” e si mette a sistemare una delle navicelle della mostra di Star Wars che era lì in attesa di essere riparata.

L’idea…

Da dove nasce l’idea di trasformare la tua passione, addiction (assuefazione, mi corregge Wilmer), in delle mostre?

W: Io credo che tutti i collezionisti siano accomunati dal desiderio di possedere gli oggetti che collezionano. La stessa cosa vale anche per me: quella che vedi è tutta una mia collezione, che alimento fin da quando ero piccolo. Però ad un certo punto, da bravo collezionista, sono arrivato a pensare: “Posseggo la mia collezione e soddisfo me. Non ho però la possibilità né di goderla appieno io, né di poter condividere questo interesse con le altre persone.” E quindi ho ragionato su quale poteva essere un valido strumento per coniugare queste due mie necessità. Da qui nascono le mie mostre.

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E in particolare l’idea della città con i supereroi?

W: E’ sempre stata una mia passione: dei soggetti che LEGO propone uno dei miei preferiti è sempre stato LEGO City. Quest’ultima si coniuga bene con i treni e la monorotaia e altri soggetti che possono essere ambientati nell’idea della città, come giostre, cantieri e spazi verdi. Per quanto riguarda i supereroi, non servono solo per dare un ulteriore punto di attrazione al visitatore ma anche per cercare che i nostri visitatori più giovani trovino una forma di gioco per cercare le varie scenette e visitare anche il resto della mostra che è fittissima di particolari.

La scelta di dove mettere i supereroi è casuale o è mirata?

W: No, non è del tutto casuale. Intanto devono essere il più possibile visibili, quindi perimetrali. E poi anche nell’organizzare le scenette abbiamo cercato sempre di non mettere i due soggetti uno contro l’altro, ma di dargli un contesto, una storia. Una delle più ben riuscite è quella dove Batman si scontra con Joker che ha creato un finto cantiere con tutti i suoi seguaci e Robin è in ritardo perché sta pagando il parchimetro per la bat-mobile. Anche quello più semplice di tutti, Peter Parker: gli abbiamo messo il motorino che però è senza i fanali e con il parabrezza perché dev’essere il motorino sfigato che usava nel film. Se gli mettevamo la moto bella da corsa la cosa non aveva lo stesso effetto. Oppure in altre scene abbiamo cercato comunque di dare una dinamicità al supereroe, ad esempio spesso con degli effetti dati da pezzi trasparenti.

Logistica e qualche anticipazione: futuri spostamenti

Avete in progetto di fare di nuovo la mostra, magari cercando di esporla al completo?

W: Se sarà possibile sì. Le mostre nascono per essere itineranti. Abbiamo le nostre difficoltà perché i costi della logistica sono molto alti e non è facile trovare spazi delle dimensioni che vogliamo e in open space. Però diciamo che lo spirito sarebbe quello e se la prossima volta troviamo una location adeguata ci piacerebbe poterla mettere giù tutta. Se il successo continuerà, non è detto che un domani non possiamo ampliarla: il titolo della mostra è proprio CITY BOOMING, ovvero una città che sta esplodendo, crescendo, e quindi è realizzata e pensata per poter avere anche degli sviluppi futuri in fase di ampliamento.

millennium falcon LEGO

Finora abbiamo parlato solo della mostra a tema cittadino di Treviso, ma non è l’unica organizzata da LAB. Da un anno, infatti, è esposta in giro per l’Italia STAR WARS IS BACK, dove la passione per LEGO incontra quella per Guerre Stellari. Sono riproposte numerose battaglie della saga, in tutti i dettagli. Questa esposizione è stata portata in diverse città: prima a Treviso, dove ha avuto grande successo, e poi a Jesolo, dove l’affluenza è stata frenata dalla stagione estiva particolarmente calda e soleggiata. Wilmer riporta, infatti, che gli unici giorni in cui più visitatori hanno visto la mostra sono stati quelli di pioggia: a ferragosto sono stati accolti più di 1000 visitatori.

Nel mezzo di queste due mostre LAB è stata invitata ad esporre la sua opera d’arte, in versione ridotta per questione di spazi, a Lucca Comics: l’invito è arrivato direttamente da Walt Disney che ha ospitato le costruzione a tema LEGO nel proprio stand. Inoltre, la mostra è stata anche noleggiata da un centro commerciale, che l’ha messa a disposizione dei suoi avventori.

Per quanto riguarda le mostre a tema Star Wars: ne farete altre?

W: La mostra è già alla sua quinta uscita, da quando è stata organizzata la prima volta un anno fa. Abbiamo una proposta in corso per portarla in Toscana, a Montecatini Terme. Stiamo anche valutando la possibilità di fare una mostra permanente, per cercare di ovviare alla necessità di trovare degli spazi adatti.

Come scegliete le location?

W: Cerchiamo sempre dei posti nel centro delle città: a Mestre in Galleria Barcella vicino alla piazza principale della città, piazza Ferretto; qua a 30 metri da Piazza dei Signori. Anche la location ha il suo peso nel risultato: in questo caso siamo stati particolarmente contenti perché siamo riusciti ad abbinare una chiesa molto bella come questa di San Gregorio (tra l’altro perché in fase di ristrutturazione poco visitata dai trevigiani stessi) con la città che è un elemento per bambini fondamentalmente e con le feste natalizie. Ci sembravano tre elementi che accostati potessero essere apprezzati molto, ed effettivamente è stato così.

lego strada

E voi vi chiederete: chi sono i fortunati che possono considerare questa passione un lavoro?

Quante persone sono state impegnate per costruire la città? Quanto ci avete messo per crearla?

W: Di media il gruppo era di una decina di persone, alcuni dall’inizio alla fine, alcuni per un periodo. Ci abbiamo messo un anno intero per realizzarlo. Fai conto che saranno milioni di pezzi posati, anche se non ti so dire con esattezza: è già stata un’impresa biblica riuscire a realizzarla, non abbiamo contato i pezzi utilizzati. Per posarlo invece ci mettiamo qualche giorno.

Come hai reclutato e “formato” il tuo team?

W: Non potevamo pagare stipendi alti e quindi abbiamo cercato di cavalcare tutte le opportunità che la crisi dava: tutti quei giovani che non trovano lavoro, o che magari ancora studiano, piuttosto che persone che hanno perso lavoro e hanno difficoltà a reinserirsi. Poi, non è un lavoro per cui ci possa essere una professionalità, scuola o esperienza. Non avendo dei professionisti poi li ho accompagnati nella realizzazione, cercando di guidarli e al tempo stesso di condividere il progetto con loro. Sono stato un po’ il “direttore artistico”: ho lavorato meno di costruzione rispetto alla mostra su Star Wars, ho delegato di più ma perché ho dovuto seguire e spiegare come e cosa fare a tutti gli altri.

Purtroppo mi dispiace dirvi che non ci sono candidature aperte per entrare a far parte del team LAB, un gruppo di persone che mostra davvero un entusiasmo incredibile per il proprio lavoro. Ne parlano tutti con molta soddisfazione, soprattutto ai visitatori che chiedono informazioni o curiosità riguardo alla mostra. Se volete sentirvi parte di LAB in qualche modo, c’è la possibilità di acquistare gadget, tra cui magliette, canotta, borsa, spille, tazze.

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L’aspetto più da MARKETERs: la comunicazione

Nel frattempo ci ha raggiunto Giuliamaria Dotto, organizzatrice di eventi che si occupa della comunicazione di tutte le mostre di LAB.

Come gestite la comunicazione e la promozione della mostra?

G: Parlando in generale di entrambe le mostre, è stata molto importante la comunicazione online. Quindi di base tramite Facebook e attività di ufficio stampa, che è stata fatta sia su canali tradizionali sia su canali online che danno possibilità di avere condivisione. Poi abbiamo avuto molto sostegno dai partner, ufficiali o ufficiosi, che hanno dato modo di aumentare la visibilità. Mandando lo stesso segnale tramite più canali siamo riusciti ad essere più incisivi. Con questa mostra in particolare siamo partiti con un largo anticipo: da fine Settembre abbiamo cominciato a lavorarci e a iniziare a far passare il messaggio anche con la stampa.

Avete coinvolto anche delle community di appassionati LEGO?

G: Non community, ma singoli appassionati che ci hanno aiutato nella diffusione. Anche perché la mostra è molto locale, anche se abbiamo avuto anche ospiti che hanno fatto strada (ndr. hanno convinto anche Brooke Logan di Beautiful). Quindi ci siamo concentrati sulle community locali, ovvero network legate alla città, piuttosto che legate agli appassionati. Poi l’appassionato viene da sé.

E sui social?

G: Principalmente Facebook. Generalmente gestiamo la pagina con dei contenuti diversi e poi i singoli eventi con degli eventi in modo tale che abbiano la loro indipendenza. Abbiamo anche l’account di Instagram che però è più difficile localizzare. Però c’è un ottimo seguito su entrambi.

E come comunicazione tradizionale?

G: In questo caso abbiamo fatto la parte dell’attività di ufficio stampa che è stata molto forte e ha portato un ottimo seguito. Devo dire che ad esempio sono stata colpita dalla conferenza stampa qui a Treviso: sono dieci anni che organizzo eventi ed è la prima volta che ho tutte le testate del cartaceo compresi i free-press. Poi abbiamo fatto un’attività tradizionale di volantinaggio e affissioni.

team

Dagli ostacoli alle prime soddisfazioni: i visitatori e i riconoscimenti della stampa

Quali sono i principali ostacoli che avete dovuto superare?

W: I costi sono stati i principali ostacoli. Basta considerare gli spazi per riuscire a realizzare un progetto di questa dimensione ed anche proprio fisicamente il laboratorio dove è stata creata: è uno spazio grande da scaldare, illuminare e affittare. Poi c’è il personale, la struttura stessa per sostenere la città e per fare le barriere in plexiglass. Per non parlare degli spostamenti: per portare questa mostra nell’ambito di un centinaio di km servono circa 5000€. Dovremo riuscire a coprire tutte queste spese tramite la mostra stessa. E di certo non ci aspettiamo di farlo con una sola esposizione, anche perché consideriamo comunque il primo anno come start-up. Mettendola sul mercato più volte speriamo di riuscirci. E’ evidente anche che movimentarla spesso implicherà anche un maggior costo di manutenzione. Infatti la smontiamo a blocchi e li mettiamo in casse di legno per evitare di perdere pezzi; inevitabilmente però, visto che non incolliamo i mattoncini ma li attacchiamo solo tramite il sistema LEGO, alcuni si staccano e bisogna sistemarli.

Qui a Treviso quanti visitatori pensi abbiate avuto?

W: Mah, non ti so dire di preciso. Credo che qui il nostro record sia di 1200 persone al giorno, limitato dal fatto stesso che non diamo un tempo ai nostri visitatori. Non contiamo neanche quanti visitatori alla volta possono entrare alla mostra: quando vediamo che le persone non riescono più a vederla perché devono stare un passo indietro rispetto al perimetro della città fermiamo l’afflusso. Cerchiamo di garantire una visita decorosa a tutti, ed è per questo motivo che ci sono state code così lunghe per visitare la nostra mostra nei week-end.

Quali sono stati i vostri visitatori tipo?

W: Soprattutto famiglie: la tipologia di biglietto più venduto sono i due adulti con uno o due bambini. Abbiamo avuto anche molti visitatori over 65 o comunque un po’ più anziani. Quindi noi abbiamo fatto anche una riduzione del biglietto per gli over 65. Spesso abbiamo dei bambini che tornano più volte a visitare la mostra, accompagnati prima dai nonni e poi dai genitori.

Secondo te si divertono di più i bambini o gli adulti?

W: Apprezzano in modo diverso. Devi pensare che alcuni di loro hanno fatto un’ora e mezza di coda al freddo per visitare la mostra. Io mi metto alla porta, così da avere anche modo di capire da dove vengono, che tipo di persone sono, scambiarsi due parole. All’uscita chiedo loro, senza grandi timori della risposta, se è piaciuta e ad alcuni chiedo anche se è valsa la pena fare la coda. Tutti mi rispondono con un sorriso di sì. Poi ovviamente per il bambino è comunque un gioco e un’occasione per dire: “anche io ho quell’elicottero” o “babbo natale mi ha portato questa barca”. E rimangono affascinati da aspetti diversi. I bimbi impazziscono quando vedono il trenino muoversi, mentre gli adulti sono più attratti da altri dettagli. Devo dire che in questo anche la scelta del soggetto ha aiutato molto: la città è un concetto che chiunque conosce, e non è stato secondario la scelta di mettere una parte più rurale, più legata alla natura e alle scene quotidiane. Prendendo il libretto dei commenti spessissimo ritroviamo che gran parte delle persone hanno scelto come loro soggetto preferito la scena della mietitura, piuttosto che la montagna piuttosto che il fondale marino. Se pensi che appena entri trovi la ruota panoramica con le luci e la ruota stessa che girano, è molto interessante notare come vengano più segnalati e considerati incisivi altri soggetti che d’impatto sono più semplici. Qualche volta la semplicità premia.

city booming lab

Avevo letto in un articolo qualche tempo fa che il vostro intento era quello di “misurare quanto Treviso sia appassionata a LEGO e quanti adulti continuino ad esserlo”.

W: Treviso è molto appassionata di LEGO, e abbiamo potuto misurarlo sia con questa che con l’altra mostra (su Star Wars). Però una cosa sicuramente la devo dire sul pubblico per la gran parte trevigiano che ha visitato questa mostra. E’ stato un pubblico educato, paziente e apprezzabile sotto molti punti di vista, anche sotto l’aspetto umano e dell’educazione. Perché sì, i bimbi hanno messo le mani, ma non ci sono spariti pezzi (poco o niente), non abbiamo avuto grandi danni, o almeno molto meno di ciò che ci attendavamo. Poi ieri abbiamo avuto penso il più bel complimento che potessimo ricevere dai mass media, ci è stato fatto un articolo dove il giornalista ha descritto la nostra mostra come “la mostra del momento”. Considerando la quantità e il livello di mostre che in questo momento Treviso ospita è un complimento veramente importante.
G: Si devo dire che è stato un bel riconoscimento, ed è una mostra che comunque ne vale. Vorrei solo aggiungere che il vedere la passione che ci hanno messo tutti questi visitatori ad ammirare questa mostra è veramente la cosa più bella. Non aver mai ricevuto feedback negativi ma sempre complimenti e soprattutto entusiasmo poi, non ti capita più ormai. E’ stato anche bellissimo vedere genitori che tornano bambini, e certe volte bambini che invece magari insegnano ai genitori.

E’ una bella soddisfazione, sommata a quella derivante dal vedere tutti uscire con il sorriso; ripaga un po’ immagino…

W: Sì, non ripaga sotto l’aspetto economico ma ripaga per tutto il resto. E ripaga però…c’è stato chi, e più di uno, ci ha detto “siete stati bravi perché avete fatto il più bel regalo di natale ai bimbi di Treviso”.

Giada Carlassara

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