“Non perdete mai di vista l’umanesimo”: intervista a Francesco Bottigliero, iCEO di Brunello Cucinelli

Intervista a Francesco Bottigliero, iCEO di Brunello Cucinelli

Veneziana di nascita, eporediese nell’anima: sono sempre stata affascinata dalla mission e vision olivettiana, dove prima di ogni altra cosa c’era l’umanesimo.

Questa concezione può sembrare utopistica, e invece non c’è nessun driver più potente del senso di appartenenza di un dipendente alla propria azienda e del senso profondo che deve trovare nel suo lavoro quotidiano per migliorare la performance lavorativa.

L’intervista a Francesco Bottigliero nasce grazie al desiderio di parlare con un’azienda che crede profondamente in una filosofia d’impresa che trova le proprie radici nella cultura umanistica, dove il benessere sociale ed esistenziale va di pari passo con la crescita del valore autentico dell’impresa, in cui l’efficienza dell’organizzazione si coniuga con la dignità umana, e si esaltano valori come la creatività, l’armonia e il senso del bello.

Ci siamo lasciati trascinare dalla storia personale e professionale di Francesco Bottigliero, iCEO di Brunello Cucinelli; questa è l’intervista!

 

Buongiorno Francesco, grazie per averci concesso quest’intervista. Per noi di This MARKETERs Life conoscerla è davvero un onore e un piacere. Ci fa una breve introduzione del suo percorso professionale e delle tappe più significative che l’hanno portata oggi ad essere iCEO di Brunello Cucinelli?

Buongiorno Francesca, il piacere è mio!
Dopo una formazione classico umanistica, il mio percorso universitario iniziò in Bocconi negli anni ’90, mi laureai poi in Economics e Business Administration. Nel 1995 iniziai la mia prima esperienza lavorativa in L’Oréal come Junior Product Manager, nel settore profumi. L’anno dopo, passai alla consulenza nel campo della grande distribuzione, in Bossard Consultants. Poi è arrivato il momento di Think, una web agency, dove lavorai come Marketing Manager. Successivamente nel 2000, fondai quella che sarebbe diventata la mia prima start up, Altoprofilo, un’interactive agency. Nel 2003 mi spostai in Kora France e ci rimasi per 8 anni; in quegli anni era una delle prime cinque agenzie in Italia. Nel 2010 conobbi Raffaello Napoleone, AD di Pitti, e insieme decidemmo di fondare e-Pitti.com e Fiera Digitale di cui fui socio e Amministratore Delegato. L’azienda ebbe molto successo, basti pensare che dopo soli due anni arrivammo al break-even point.
Nel febbraio 2012 conobbi Brunello Cucinelli che cercava un iCEO: ed eccomi qui.

 

La sua carriera è davvero impressionante. Ci può raccontare con quale mentalità si arriva a questi livelli?

Il primo consiglio è sforzarsi di uscire dal concetto del posto fisso.
All’università un caro amico, ora imprenditore di successo, fece un esempio che mi rimase impresso: erano i tempi in cui facevamo i primi stage, 25 anni fa, (io lavoravo in L’Oréal) e mi disse “Io non cerco un lavoro, cerco un’occupazione”. Mi fece riflettere sulla differenza fra lavorare e accettare di occupare un po’ del proprio tempo per essere pagati. Cercate di non essere focalizzati sul tenere il vostro posto di lavoro per sempre!
Il secondo consiglio è che bisogna essere un poco fatalisti. Le cose non vanno sempre come vogliamo, a volte arrivano le occasioni e a volte no. Anche la mia vita ha avuto momenti difficili. Ricordo un breve periodo della mia carriera in cui ricoprii il ruolo di Strategic Marketing Director. Passavo le giornate fissando un monitor, un lavoro che non faceva per me e, infatti, poco dopo fondai una società.
Il terzo consiglio è uscire dalla fantomatica comfort zone. È brutto sentirsi insoddisfatti, per questo occorre interrogarsi e chiederci se ciò che stiamo facendo ogni giorno è quello che realmente vogliamo fare.

 

Come riesce a gestire il work-life balance?

Penso che la gestione lavoro – vita privata sia una grande sfida, soprattutto a causa del digitale: siamo perennemente distratti da mail, messaggi, notifiche.
Anni fa lavoravo fino a 14 ore al giorno. Ricordo la stanchezza, i tour de force, le nottate al lavoro. Oggi, soprattutto grazie all’incontro con il presidente (Brunello Cucinelli, ndr), il mio ritmo è cambiato drasticamente. In azienda le luci si spengono alle 17:30 e i dipendenti non mandano mail nel fine settimana. Ovvio, ci sono delle eccezioni, come per la settimana della moda, ma l’azienda cerca di rispettare la sacralità della famiglia e del riposo. Questo approccio non va in conflitto con la crescita dell’azienda, anzi: Brunello Cucinelli è una società quotata in borsa, che cresce, e che lavora in tutto il mondo.
Ho quindi smesso di fare le notti davanti al computer, mi dedico alla famiglia, alle mie passioni come la musica, lo sport e l’arte. E sono davvero convinto che riposarsi e dedicarsi ad altro possa solo migliorare la produttività, ma soprattutto la creatività in ufficio e a lavoro.

 

Francesco, lei è l’iCEO di Brunello Cucinelli, cosa significa? Quali sono le differenze rispetto ad un CEO?

Domanda interessante. Immagino che il job title iCEO possa sembrare poco ordinario, ma dipende dall’asset in azienda, ovvero dalla struttura organizzativa.
Facciamo ordine: il nostro CEO, nonché presidente, è Brunello Cucinelli. A supporto, esistono due giovani coCEO coinvolti nelle attività di sviluppo commerciale dell’azienda, nell’amministrazione e finanza. Brunello poi sentì l’esigenza di avere il CEO di internet, non un marketing manager, ma una figura che avesse moltissima esperienza nel campo dell’innovazione, dello sviluppo digitale aziendale, information technology, marketing, ecc.
L’iCEO è un termine che ha voluto utilizzare perché la persona che avrebbe ricoperto questo ruolo doveva essere una persona con una grandissima seniority ed expertise. “I” sta per internet, innovazione.

 

Che rapporto ha un’azienda così legata alla sfera artigianale e alla tradizione con il mondo digital?

C’è una famosa frase di Voltaire che amiamo citare: “Se tu del tuo tempo non accetti i cambiamenti, forse ne prenderai la parte peggiore.” Senza la capacità di adattarsi, si rischia di essere travolti, per questo motivo Brunello Cucinelli ha avuto la lungimiranza di circondarsi di persone che vivevano nel digital e che ne capivano le esigenze e le potenzialità.
Il digital è una realtà ineludibile e ineluttabile a cui non si può fuggire, contro cui non puoi lottare.
Il digital marketing da una parte si occupa della promozione e della commercializzazione di un prodotto. Dall’altra parte, il digital si occupa della promozione del brand e della propria attività. Una grande realtà manifatturiera italiana che vuole distribuire i suoi prodotti di lusso nel mondo sa che un terzo del mercato verrà da canali online e che le persone passano la maggior parte del tempo nel mondo digitale rispetto agli altri canali mediatici e di comunicazione.
C’è poi un altro aspetto a me caro: non sono un fanatico della digitalizzazione e della robotizzazione delle catene produttive, ma ci sono strumenti informatici e digitali che permettono all’uomo di lavorare in modo più efficiente e lasciano il tempo per dedicarsi ad una delle cose più importanti che possiamo fare: la creatività. Automatizzare tutto ciò che è possibile, aiuta a nobilitare l’uomo e gli dà la possibilità di dedicarsi a mansioni per cui serve maestria, abilità e creatività.

“Brunello Cucinelli is a Trailblazer” – Video promozionale sulla collaborazione fra Brunello Cucinelli e Salesforce

 

All’inizio del 2017 l’e-commerce di Brunello Cucinelli è passato dalla gestione di YOOX ad un sito proprietario che voleva ricreare l’esperienza in Boutique. Possiamo quindi parlare del famoso umanesimo digitale del quale l’azienda si fa promotrice?

Yoox è stato per noi un’ottima palestra e siamo tutt’ora in buoni rapporti. All’epoca il sito era un buon progetto, noi volevamo dare ai nostri clienti un servizio speciale, personale. Volevamo fosse un’esperienza unica. Abbiamo così portato in casa il tutto, abbiamo scelto di avere un sito proprietario per esigenze qualitative e così il 30 gennaio 2017 è avvenuta l’ultima migrazione e non potremmo essere più soddisfatti di così, il riscontro del mercato è stato positivissimo.

 

Brunello Cucinelli è sicuramente l’ambasciatore vivente del messaggio “dignità”, “umanesimo”, “bellezza”, “arte”. Il sito infatti dà lo stesso peso alla parte e-commerce e alla sezione Philosophy.

Brunello Cucinelli

È proprio così, abbiamo scelto di dare lo stesso peso alla sezione e-commerce e alla sezione che racconta la storia e la filosofia dell’azienda. Non volevamo che la nostra presenza online fosse puramente commerciale. La maggior parte dei brand appiattiscono la loro presenza online costruendo siti che sono puri e-commerce e mettendo da parte la loro visione del mondo, i loro racconti.
Noi invece con orgoglio vogliamo parlare delle nostre origini, dei nostri valori.

 

Questa filosofia così presente come viene trasmessa ai dipendenti dell’azienda? Attraverso quali attività?

Il principale promotore di questa cultura è Brunello Cucinelli in persona, dedica molto tempo ai suoi dipendenti. Si viene letteralmente conquistati da quello che dice, ti fa riflettere nell’intimo e ti accorgi che le cose che dice sono dannatamente vere.
Noi abbiamo necessità di diffondere la nostra cultura anche fra i colleghi in Asia e in Nord America, per questo motivo organizziamo regolarmente delle attività per passare del tempo assieme a Solomeo. Ad esempio, una volta all’anno tutti i dipendenti sono invitati al retail meeting dove però non si parla di budget o di prodotto, ma di filosofia e vita.
Abbiamo poi dei comportamenti organizzativi nel quotidiano molto forti e caratterizzati dalla filosofia che ci contraddistingue. Ad esempio, noi non usiamo la parola budget, per Brunello Cucinelli è molto pericolosa.
Ricordo che la prima volta che ero rimasto in ufficio fino a tardi, stavamo lavorando alla nuova collezione. Ad un tratto arrivò Brunello che, avvicinandosi a noi, disse “Voi qui state perdendo tempo”. Ci disse di spegnere per prima cosa le luci dell’open space così avremmo risparmiato i soldi e li avremmo dati in beneficienza e poi che se avevamo più tempo per lavorare (gli uffici chiudono alle 17.30) avremmo discusso su una soluzione per eventuali problemi organizzativi.

 

Ci racconta un incontro che ha cambiato la sua vita?

Sicuramente nel febbraio del 2012, quando ho incontrato Brunello Cucinelli. Io venivo da un’esperienza in cui l’equilibrio fra vita e lavoro praticamente non esisteva. Durante il primo colloquio, Brunello mi disse che ero la tipica persona con la quale non avrebbe mai voluto lavorare. Rimasi di stucco, mi alzai per andarmene ma lui mi fermò e mi disse di andare a sciare con la mia famiglia in quel fine settimana. La settimana dopo mi richiamò e mi chiese di lavorare per lui.
Un altro incontro fondamentale fu quello con Raffaello Napoleone, nel 2010. Fu grazie a lui che nacque e-Pitti.com e Fiera Digitale.
Il terzo incontro che ricordo con affetto è quello con Gianluca Bragiotti, all’epoca direttore generale di Pirelli che capitanò l’investimento che finanziò la mia prima start up.

 

Ci consiglia tre libri da leggere assolutamente?

Sì certamente. Tre libri bellissimi che mi sento di consigliare sono:

  1. Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu.
  2. Cecità di Saramago.
  3. Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni di Alec Ross.

 

Per concludere, che consigli si sentirebbe di dare ai lettori che vogliono intraprendere una carriera nell’ambito dell’innovazione e del digital?

Il mio primo consiglio è di farsi una cultura tecnica più solida possibile. È fondamentale scendere nei dettagli il più possibile, non fermatevi mai all’apparenza, andate fino in fondo alle cose. Se avete l’opportunità di usare strumenti tecnici, imparatene le logiche e il funzionamento, imparate a leggerne i dati.
Il secondo consiglio, il più importante, è quello di non perdere mai di vista l’umanesimo, mettete sempre al centro di tutto l’uomo e le persone.

 

Grazie mille per il tempo che ci ha dedicato!

Intervista a cura di Francesca Bin.

 

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