SET UP 2020: la provocazione di cui abbiamo bisogno

La terza edizione di Set Up è approdata a Punta della Dogana, Venezia, per un site-specific dove tra musica, danza e performance, le sale del museo hanno preso una nuova vita. 

Ora poco importa che tu sia arrivato a piedi o in battello, perché il vero viaggio alla scoperta della performance o, più in generale, dell’happening come impatto comunicativo di territorio, istituzione museale o impresa, comincia ora. 

 

Alla confluenza nascono le idee più interessanti

C’è punto migliore, a metà tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, affacciandosi nel bacino di San Marco, per trasmettere vibrazioni?

Creando un contesto internazionale dove artisti di generazioni, ispirazioni e influenze culturali differenti hanno occupato per due notti le navate della Fondazione Pinault, Set Up ha regalato agli stessi performer, agli organizzatori e al pubblico della notte, una prospettiva inedita sugli spazi del complesso.

Venezia, punto di contatto e scambio nel passato, si è riproposta venerdì 07 e sabato 08 febbraio, con un’alternativa al turismo di massa e al consumo non consapevole degli spazi e monumenti, creando e spingendo un pellegrinaggio artistico (sì, anche a Venezia si cammina) di cercatori di emozioni, sensazioni e pulsazioni.

In un momento storico in cui è pericoloso dirlo, lo scorso weekend, loro, quella community di incuriositi, staff e artisti, lo hanno fatto: contaminato.

Infatti, nella stessa piattaforma, linguaggi differenti e storie peculiari della contemporaneità si sono incrociati, alternando spazi e momenti, creando così un’omogeneità impensabile senza il gusto, il tatto e la conoscenza della direzione creativa, capace di unire provenienze geografiche ed espressive varie.

Se c’è chi dice che l’arte contemporanea è un posto per fighetti che si fanno provocare, possiamo rispondere che, qui c’è consapevolezza e un gran lavoro alle spalle, uno spazio dove la stessa provocazione diventa la chiave per la ricerca del nuovo, del limite e soprattutto del suo superamento, con un retrogusto di unione sociale che solo il linguaggio universale dell’arte può dare.

C’è marketing oltre alla dimensione esperienziale e sociale? 

Impossibile non essere attratti dal logotipo di Set Up e dalla sua linea grafica identificativa firmata Sonnoli, che fa assist con l’ambiente che la ospita: lo stesso logo si allarga, per confondersi poi, con delle linee nere su uno sfondo bianco, come se fossero le vibrazioni e sonorità della notte che spaziano nell’acqua della laguna fino a disperdersi.

Set Up attrae avvicinando e portando un nuovo pubblico. È un flusso che può conoscere e ri-conoscere Venezia, la Fondazione e quegli stessi spazi che, solitamente, ospitano opere d’arte.

ArTVision+: storytelling territoriale tra rivalutazione e performance artistiche

È parlando di rivalutazione e riqualificazione degli spazi, che si inserisce anche il progetto ArTVision+. Promosso dal Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con la Regione del Veneto e con il finanziamento del programma Italia-Croazia dell’Unione Europea, ArTVision+ ha sperimentato invece nuovi linguaggi di video storytelling per una promozione territoriale a fini turistici che potesse unire in un’unica piattaforma organizzatori di eventi, artisti e pubblico.

Dall’unione di enti, partner e professionisti del territorio e due masterclass a Padova e Rovigo per studenti universitari, è nata questa ricerca di rivalutazione del patrimonio culturale di luoghi al di fuori dei grandi flussi turistici. La trade union tra storytelling e valorizzazione è stata l’incontro del linguaggio cinematografico con le performance che hanno reinterpretato gli stessi luoghi protagonisti dei 9 short movies su altrettanti beni culturali, rendendo fondamentale l’happening artistica, a metà tra autenticità locale e impatto comunicativo.

Scegliere di non scegliere, fare in modo che accada

Come la stessa comunicazione d’impresa si sta orientando negli ultimi anni di storytelling, anche il modo di raccontarsi delle imprese creative o organizzazioni culturali ritrova sempre di più nella forma dell’happening la sua espressione migliore.

Fondamentalmente è qualcosa che accade, un evento temporaneo, che può ripetersi, ma mai allo stesso modo, facendo emergere perciò la sua unicità.

A renderlo impattante e attrattivo per il pubblico è anche la sua scarsa riproducibilità che, e qui ritorna il marketing, si assicura un’attenzione maggiore, una ricerca e l’esigenza dell’essere presenti, che poi sfociano anche in sold out

Perché, dopo tutto, bisogna anche pagarli questi spazi e artisti.

Sul versante dello storytelling aziendale e dell’happening di cui sopra, un’azienda all’avanguardia è Electrolux che, oltre ad aver organizzato un TEDxTreviso Salon per facilitare l’aumento dell’automazione in reparto, per le stesse motivazioni ha commissionato agli artisti della start up padovana D20 ART LAB un video artistico per sperimentare una nuova narrazione d’impresa e raccontare attraverso immagini e suoni il cambiamento, l’innovazione e il futuro.

Se questi parallelismi possono sembrare troppo azzardati oggi, ci si può rifare  allora alle parole di Jack Ma, che richiama alla necessità di cambiare il modo in cui educhiamo le nuove generazioni, proponendo attività creative e di squadra per far risaltare valori umani, perché “Everything we teach should be different from machines”

Credendo che il domani presenterà molteplici esempi, rivedo anche in Set Up la ricerca di creare un momento unico, dove l’istantaneità di oggi nella fruizione di esperienze, cibo, eventi e persino nei rapporti personali, sia avvicinata al mondo dell’arte, affinché venga meno quel disallineamento tra abitudine al consumo e incapacità di apprezzare e valorizzare.

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