
Nata nel 2006 da un’idea di Daniel Ek e Martin Lorentzon, Spotify ha spento le sue prime 20 candeline. Ma cosa festeggia, dopo 2 decenni di streaming, il colosso di Stoccolma?
In questi giorni si celebra la rinascita della musica in chiave digitale. 20 anni fa era comune cercare canzoni e album in ogni angolo, più o meno sicuro, del web ma il rischio di truffe e virus cresceva ogni giorno. Parallelamente a questo le Major discografiche erano sempre pronte a far la guerra legale a questa pratica e a chiunque rubasse i loro guadagni. Tuttavia con l’arrivo di Spotify e della sua formula “Freemium” è stato possibile riunire le due parti. Infatti gli utenti erano disposti a pagare un piccolo canone mensile per avere musica a portata di click e le case discografiche hanno potuto tutelare i loro lavori e gli artisti.
20 anni di storia comportano un bilancio generazionale pesante ma anche il merito di aver democratizzato l’ascolto. Per festeggiare questo traguardo l’azienda ha lanciato la campagna “Spotify 20: Party of the Year(s)” una sorta di Wrapped nostalgico che riporta ciascun utente al primo giorno con Spotify riscoprendo la prima prima canzone ascoltata. In più esteticamente il logo è stato sostituito da un nuovo logo temporaneo minimalista ma con un look più cupo e notturno.
Quest’anno festeggia non più come un’azienda che cerca il suo posto nel mondo del web ma come l’azienda che è stata capace di rivoluzionare e trainare il settore dello streaming musicale.