Lo sport come fonte d’ispirazione: intervista ad Andrea Vidotti, manager sportivo

Andrea Vidotti manager sportivo

Negli ultimi anni il settore dello sport ha sicuramente subito un’enorme evoluzione senza però perdere seguito e interesse e ancora oggi rimane al centro del settore entertainment.

In questa trasformazione la crescita dei social media ha avuto un forte impatto: ha permesso di accorciare le distanze tra il campione e i tifosi, di rendere i fan ancora più partecipi e di velocizzare l’interazione; ha permesso una maggiore fruizione dei contenuti sportivi e di aumentare ancora di più lo spirito di appartenenza alle squadre commentando, per esempio, le partite sui social.

La costante presenza sui media attraverso post o stories modifica anche il ruolo dei campioni che diventano dei veri e propri esempi anche fuori dal campo, una fonte d’ispirazione nella vita di tutti i giorni.

In questa nuova era costruire una corretta strategia di comunicazione e di personal branding è diventato necessario per crescere e aumentare la fama.

Con Andrea Vidotti, uno dei più grandi manager e procuratori sportivi, analizzeremo tutti gli step per costruire una strategia vincente per ogni atleta.

Ciao Andrea, parlaci un po’ di te. Cosa ti piace di più del tuo lavoro? E che ruolo pensi svolga la passione nella tua professione?

Amo il mio lavoro perché penso che lavorare nel mondo dello sport sia una grande fortuna. La cosa che più mi piace è che il mio è un lavoro molto vario: lavoro con gli atleti, con le aziende, organizzo eventi, faccio formazione. Non ho sicuramente tempo di annoiarmi e le mie giornate sono sempre molto piene. La passione è l’elemento che sta alla base del mio lavoro, per questo mi ritengo fortunato per aver potuto trasformare la mia passione in lavoro. Ti permette di superare ogni ostacolo, di non sentire la fatica. La passione è il motore e il fuoco del mio lavoro.

Sei stato procuratore di parecchi campioni come Alberto Tomba, Sofia Goggia, Dorothea Wierer: qual è l’aspetto che ti colpisce maggiormente in un campione?

La personalità e il carattere. Per me prima del campione viene la persona. Io devo lavorare cercando di tirare fuori i suoi valori. Se il campione è una persona umile e semplice tutto è molto più facile.

Quanto è importante creare una community intorno all’atleta? E quali sono gli step da seguire?

È fondamentale perché oggi con i social tutto diventa più immediato. I fan si sentono molto vicini all’atleta con cui possono interagire. È molto importante cercare di far emergere i valori dell’atleta, fare in modo che l’atleta sia sempre se stesso, che si faccia vedere in diversi contesti, non solo nel suo sport.

L’atleta può diventare un vero e proprio esempio per i fan, dentro e fuori dal campo: quanto è importante l’etica nel mondo sportivo?

Ritengo che sia basilare. Lo sport è portatore sano di valori positivi, quindi l’etica è elemento indispensabile affinché l’atleta possa trasmettere messaggi positivi ai fan.

Tra le attività di influencer marketing oggi vengono coinvolti anche parecchi sportivi: come vengono valutate le proposte di sponsorizzazione? È importante che l’atleta si riconosca nei valori aziendali?

Ci sono nuove agenzie di marketing che ci propongono campagne social per gli atleti. Di solito faccio in modo che siano proposte in linea con l’immagine e con la strategia di marketing pianificata per l’atleta che seguo.
Cerco di valutare più l’aspetto qualitativo rispetto a quello economico. Per la buona riuscita di una sponsorizzazione è fondamentale che si sia una buona coincidenza tra l’identità aziendale e i valori dell’atleta. Tanto più c’è buona sovrapposizione tra i valori e l’identità, tanto più la partnership avrà successo.

I social sono uno strumento di narrazione per gli atleti per sentirsi vicini ai fan: pensi che debbano raccontare anche le loro cadute o i loro momenti di debolezza?

Penso che gli atleti debbano essere trasparenti e reali. Non devono nascondere eventuali sconfitte o momenti negativi. I fan seguono l’atleta sia nei momenti del successo che in quelli della sconfitta. Molto spesso dopo un momento negativo c’è la rinascita dell’atleta. Le sconfitte servono più delle vittorie.

Con gli atleti organizzi anche degli speech aziendali sulla leadership e sulla motivazione del gruppo: per quali aziende hai organizzato queste attività? Che benefici porta lo sport coaching?

Ne organizzo spesso. Le ultime tre sono state un pomeriggio di formazione per i manager di Electrolux a Pordenone con Massimiliano Allegri, uno con Igor Cassina per i dipendenti di una azienda metalmeccanica a Brescia, uno con Lorenzo Bernardi per gli abbonati Vip di Udinese Calcio.
L’accostamento tra campioni dello sport e mondo aziendale è molto azzeccato e fornisce grandi spunti di crescita. Il concetto dello “spogliatoio” per esempio è una metafora molto interessante di Team Building da trasferire nel mondo aziendale. Così come la leadership e la motivazione. Uno degli sport più valoriali è il rugby che può insegnare molto ai manager delle aziende.

Le aziende hanno capito che il mondo dello sport può proporre degli esempi di leadership e di team molto azzeccati per il mondo aziendale.Un importante evento organizzato da Electrolux desiderava fare formazione a 100 manager interni e io ho portato Massimiliano Allegri che ha fatto una lezione di un’ora e mezza facendo un paragone tra lo spogliatoio e il gruppo di manager che si crea in una multinazionale.

Grazie Andrea!

 

Lo sport è, insomma, in grado di concentrare e rendere evidenti in un tempo relativamente breve, dai pochi secondi di certe competizioni dell’atletica ai classici novanta minuti del calcio, emozioni e situazioni che rappresentano mesi o anni di sacrifici, fatiche, complessità. Nello sport non si imbroglia, il verdetto è chiaro: vittoria o sconfitta. Per questo gli sportivi sono gli eroi della nostra epoca, capaci di evocare con le loro gesta sentimenti positivi e negativi, successo o insuccesso. Èd è così che ogni eroe risponde a un mito: il campione che vince da giovanissimo, la squadra sfavorita che si impone, il pilota “diverso” che vince in un ambiente “tradizionale”; e tutti gli archetipi che utilizziamo per trasmettere valori, nello sportivo diventano materia viva, da ammirare e raccontare.

 

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